Network Marketing legge italiana e Internazionale




Network Marketing legge italiana e Internazionale: panorama legislativo internazionale e italiano.

Il quadro legislativo seguente riporta da una parte l’esempio di Stati Uniti e Regno Unito, dall’altra la situazione giuridica italiana che ha colmato recentemente la lacuna normativa esistente grazie all’emanazione di una legge specifica.

 

In ultimo si descrive il ruolo rilevante rivestito dall’attività di associazione delle imprese di vendita diretta e i relativi codici di autoregolamentazione a fini di tutela e di sviluppo normativo, elaborati dalle imprese stesse.
Il caso statunitense e britannico sono gli esempi principali di legislazione in materia di network marketing.
L’elemento comune e fondamentale presente nei due ordinamenti è la normativa circa due aspetti: il divieto assoluto da parte dell’incaricato di riscuotere incentivi derivanti direttamente dalla sola introduzione di nuovi networker all’interno della propria struttura, senza che da ciò ne consegua un effettivo impegno sul campo; il pagamento della quota di ingresso di un nuovo incaricato non deve comportare in alcun modo un miglioramento della posizione dello sponsor all’interno della propria struttura. In caso contrario si configurerebbe l’attività illegale del “passaggio di denaro”. 

 

Negli Stati Uniti non esiste una legge unica che vieti le vendite piramidali, ogni regolamentazione è demandata ai singoli stati federali. Nel complesso sono quarantatre gli stati che hanno adottato una specifica normativa antipiramidale che consente di identificare e distinguere le organizzazioni legittime da quelle di natura fraudolenta.

Il Regno Unito ha attraversato un percorso legislativo più uniforme ed approfondito. La proliferazione delle imprese di network e del numero di incaricati ha portato il Governo a redigere il “Fair Trading Act” nel 1973, un documento generico a cui fece subito seguito nello stesso anno l’emanazione dei “Pyramid Selling Schemes Regulations”.

 

Questi ultimi definiscono nel dettaglio gli aspetti operativi delle transazioni fra impresa e agenti networkers e fra questi ultimi e il cliente finale (contratti fra le parti, pagamento della merce, metodologia di vendita). Nel 1996 il Fair Trading Act è stato sostituito dal più completo “Trading Schemes Act”, anch’esso successivamente integrato dall’emanazione di regolamentazioni nel 1997.

 

Quello britannico rappresenta oggi I’intervento legislativo più tutelante in assoluto in materia di vendita diretta e di network marketing. A livello comunitario infine è stata emanata la Direttiva 97/7 sulle vendite a distanza. Lo scopo di questo provvedimento non è solo quello di individuare forme di vendita piramidale ma soprattutto quello di proteggere i consumatori contro eventuali lesioni dei loro diritti a causa del verificarsi del “consenso viziato”, quella circostanza in cui il consumatore è indotto all’acquisto di beni o servizi non necessari al cospetto di venditori che si avvalgono di metodi di vendita aggressivi ed invadenti. 

 

Network Marketing legge italiana è stata lacunosa fino al 2005. Prima di questo anno non vi è mai stata alcuna legge specifica che regolamentasse espressamente la struttura dei sistemi di marketing multilivello e la nuova figura del networker.

 

Le origini della vendita diretta, sottoforma di vendita a domicilio, nel nostro paese risalgono all’immediato secondo dopoguerra. Tuttavia è a seguito del boom economico degli anni ’60 che le maggiori imprese dell’epoca (Amway e Tupperware), si affacciano sul mercato italiano, facendo emergere I’esigenza di definire giuridicamente il nuovo fenomeno commerciale e di istituire un interlocutore associativo.

 

L’emanazione della legge 426/1971 (“Legge italianasulla disciplina generale del commercio”) rappresenta il primo passo verso una definizione in tal senso.

 

Questa legge italiana non distingueva fra vendita a domicilio e per corrispondenza, ma includeva le due forme nella dicitura comune di “disciplina dei contratti negoziati al di fuori dei locali di vendita”.
Verso la fine degli anni ’90 l’emanazione del Decreto Legge 114/1998 ha costituito un piccolo passo avanti nell’iter di differenziazione delle due attività.

 

A confronto con le normative adottate negli altri Paesi, il quadro legislativo italiano si è dimostrato però sempre meno adeguato alla recente diffusione del network marketing, inteso come modalità di vendita diversa da quelle annoverate dal Decreto Legge del 1998. Esso mise in luce una falla normativa tale da richiedere una più specifica giurisdizione, tutelante e distintiva, che fosse adeguata alla nuova realtà. 

 

Dall’esigenza sempre più pressante degli incaricati in network marketing di una maggior chiarezza legislativa e per liberare il campo da possibili equivoci in tema di vendite piramidali e di tecniche illecite, dopo circa tre anni dalla presentazione del Disegno di Legge, il 17 agosto 2005 il Parlamento ha emanato la legge n.173 (“Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali’), definita anche “legge Ruzzante” dal nome del suo relatore.

 

Questa disposizione definisce in maniera essenziale gli obblighi, i doveri e soprattutto i requisiti degli incaricati, con relativo apparato sanzionatorio, e i diritti dei consumatori sui beni e servizi acquistati” . E’composta da sette articoli che vertono sui seguenti punti:

 

  • 1) Definizione e ambito applicativo della legge italiana. 
  • 2) Definizione di incaricato alla vendita diretta. 
  • 3) Disciplina del rapporto fra impresa e incaricato alla vendita. 
  • 4) Divieto delle forme di vendita piramidali e di giochi o catene. 
  • 5) Elenco delle circostanze che presumono la sussistenza di almeno una delle forme di vendita vietate. 
  • 6) Sanzioni civili e penali. 

L’interesse dimostrato dal Governo italiano, per regolamentare un ramo dell’economia ancora poco conosciuto, costituisca un ulteriore passo avanti per allinearsi allo standard legislativo presente nei paesi di più lunga “tradizione” nel campo del network marketing.
Come già accennato nell’introduzione al post, un’analisi giuridica non può esimersi dal considerare l’esistenza dei codici di autoregolamentazione e dei risvolti assunti nei differenti mercati dall’attività associativa.

Anche per queste forme di tutela paragiuridica la Gran Bretagna offre l’esempio più concreto di organizzazione associativa.

Le cinque maggiori aziende multi livello operanti nel Regno Unito (Avon Cosmetics, Tupperware, Spirella, Betterware, Beauty Councellors) fondarono nel 1965 la DSA (Direct Selling Association) allo scopo di delineare un codice etico che si andasse ad affiancare alle disposizioni legislative.

Ne derivò il Code of Practice sulle responsabilità delle imprese e dei distributori nei confronti dei clienti consumatori e il Code of Business Conduct relativo alla condotta professionale verso i consumatori.

In ambito europeo nel 1968 venne costituita la FEDSA (Federation of European Direct Selling Associations) con sede a Bruxelles con il duplice scopo di promulgare codici comportamentali e di condotta morale relativi alle responsabilità che le aziende devono assumersi nei confronti dei clienti, e di promuovere il marketing di rete con l’obiettivo di migliorare l’immagine pubblica del settore delle vendita diretta e di favorire la soddisfazione e la tutela del consumatore.

 

A tal fine nel 1995 e nel 1996 la FEDSA ha emanato lo European Direct Selting Code of Conduct towards Consumer and Direct Sellers approvato dalla Commissione Europea e riveduto nel 1999. Le associazioni nazionali mantengono la facoltà di elaborare codici di condotta più restrittivi, ma devono provvedere affinché la sostanza del Codice sia preservatale. 

In Italia, grazie all’esigenza di tutela avvertita dalle maggiori organizzazioni di network operanti nel nostro territorio (Amway Italia, Avon Cosmetics, Stanhome, Herbalife, Vorwerk Folletto), nel 1969 si è costituita l’AVEDISCO (membro della FEDSA), associazione preposta alla tutela legale e amministrativa delle aziende e della professionalità dei distributori.

 

Non ultima viene la tutela del consumatore talvolta indotto a consumare beni o servizi non necessari al cospetto di agenti networker che si avvalgono di metodi di vendita aggressivi ed invadenti, discostandosi dal profilo etico e comportamentale promosso dalla stessa AVEDISCO, specificato nel Codice di Comportamento per le Imprese di Vendita Diretta. Tale Codice recepisce fin dal 1977 le linee guida dell’ International Chamber of Commerce.




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